Fandom: Captain Tsubasa
Personaggi: Mamoru Izawa, Yuzo Morisaki
Rating: Giallo
Riassunto: ..."Era sempre così quando Mamoru gli faceva visita a Shimizu City o quando era lui che si spostava fino a Yokohama City. Era sempre così quando la notte li vedeva insieme, con Mamoru che chiudeva gli occhi e Yuzo che apriva i suoi."...
Note: Shonen-ai, flashfic
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Violator #5: Waiting for the night
L’occhio si aprì con la precisione di un orologio svizzero che di lontano si sentiva appena l’eco dei primi rintocchi della mezzanotte. Ed era già vigile e attento; abituato all’oscurità che il suo proprietario aveva tanto atteso.
In simbiosi con la parete con cui sembrava essere un tutt’uno, il suo corpo rimaneva nell’immobilità perfetta, mentre restava disteso su quel letto che, per i tre quarti, era occupato dal suo ospite.
Era sempre così quando Mamoru gli faceva visita a Shimizu City o quando era lui che si spostava fino a Yokohama City. Era sempre così quando la notte li vedeva insieme, con Mamoru che chiudeva gli occhi e Yuzo che apriva i suoi.
Nell’oscurità silente poteva finalmente guardarlo nel modo che gli altri non avrebbero mai dovuto vedere, che Mamoru non avrebbe mai dovuto scoprire e si sentiva protetto da quella realtà che lo mostrava diverso da ciò che realmente era.
Sorrise appena, mentre gli occhi correvano sulla figura del difensore, sopita e prona, quasi accarezzandola, ed i suoi contorni gli apparivano nitidi come fossero illuminati dal Sole. I capelli, sparsi sul cuscino e sul viso come indisciplinati soldati, erano fili di inchiostro emergenti dall’ombra.
Accidenti! Diventava sempre più bello!
Con il suo naso perfetto, le labbra appena schiuse e l’espressione di profondo riposo; innocente, quello che da sveglio non avrebbe mai potuto essere.
Poi, Yuzo si ritrovò a trattenere il fiato nell’osservargli dipingere prima una smorfia contrariata e poi respirare profondamente mentre cambiava posizione, spostandosi di più verso di lui ed il portiere, come una serpe, sgusciò lontano quel tanto che bastava a ristabilire gli equilibri. Per fortuna il suo letto era ad una piazza e mezza.
«Così, nel caso tu voglia ospitare qualche amica…» gli aveva detto maliziosamente sua madre il giorno che l’avevano comprato. Chissà che faccia avrebbe fatto se avesse scoperto che preferiva dividerlo con un uomo. Eppure, per Mamoru sembrava non esserci mai abbastanza spazio e per quanto Yuzo gliene cedesse, l’altro ne occupava altrettanto.
Consapevolmente, sperava il suo cuore.
Inconsapevolmente, lo rimproverava la testa.
Ad ogni modo, Yuzo non poteva permettere che si toccassero, nemmeno accidentalmente o per un attimo; nessuno sfiorarsi rapido di gambe sotto le lenzuola o sarebbe stata la fine. Già di giorno controllarsi era uno sforzo sovrumano; doveva lottare contro le sue stesse mani e quegli istinti che avrebbero voluto che lo afferrassero, stringessero, toccassero. Ma di notte, quando nel buio veniva liberato il suo vero ‘io’, sarebbe bastato ancora meno perché le sue mani si fossero trovate improvvisamente a seguire il percorso della schiena di Mamoru senza poterle più controllare. Dal collo, lungo la spina dorsale, fino alla curva dei glutei, le dita avrebbero preso possesso della sua pelle come animate di vita propria e non poteva correre un simile rischio.
La notte dava, la notte toglieva, ma a lui andava bene anche così e avrebbe continuato ad attenderla con la stessa ansia, beandosi di quei brevi attimi di libertà in cui poteva finalmente svelargli il suo segreto.
Conscio del fatto che l’altro non avrebbe potuto sentirlo, Yuzo si caricò di tutto il suo coraggio, sporgendosi senza fare il minimo rumore sul cuscino; il cuore nelle orecchie scandì con ritmo incessante quei pochi momenti che si ripetevano… nemmeno lui sapeva da quanto.
E poi liberarsi.
«Ti amo, Mamoru.»
Un ultimo sorriso, quello che avrebbe sempre voluto rivolgergli, prima di ritrarsi, nello stesso modo silenzioso in cui si era avvicinato. Lo osservò ancora per un istante e poi tornò a serrare l’altra parte di sé in quella gabbia chiamata ‘cuore’.
Avvolto da un senso di tranquillità, chiuse gli occhi, godendosi quella notte che ancora per qualche ora li avrebbe scoperti insieme.
Al riparo dal suo sguardo, delle labbra si distesero carezzate da sottili fili di inchiostro.
“Been waiting for the night to fall
I knew that it would save us all
Now everything's dark
Keeps us from the stark reality
Been waiting for the night to fall
Now everything is bearable
And here in the still
All that you feel is tranquillity.”
Depeche Mode – Waiting for the night
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FINE
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Disclaimer:
"Waiting for the Night" appartiene ai Depeche Mode che ne detengono ogni diritto.
I personaggi di "Captain Tsubasa" appartengono a Yoichi Takahashi che ne detiene ogni diritto.