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Violator - Track #1: World in my eyes

Titolo: Violator - Track #1: World in my eyes
Fandom: Naruto
Personaggi: Shino Aburame, Kiba Inuzuka
Rating: Arancione
Riassunto: Una stanza. Due personalità opposte. E l'inizio di un viaggio, che li porterà lontano, anche senza muovere un passo...
Note: Shonen-ai

VIOLATOR #1: World in my eyes

 
Sei fastidioso.
L’ho sempre pensato di te.
Rumoroso, mi spaventi i Kikai.
Il tuo modo di fare è irritante e alquanto patetico.
Istintivo.
Selvaggio.
Troppo per i miei gusti e va sempre a finire che, se non ci penso io, combini guai.
Eppure, non è questo ciò di cui voglio parlarti ora.
Il problema è un altro, e vedi di darmi una buona spiegazione… perché io non credo di riuscire a capire come mai, se tra noi non è mai corso buon sangue – o, meglio, io ti ignoro e tu ti irriti – , sei sdraiato su quel letto, poco lontano da me: il viso sopito in un’espressione totalmente appagata ed i capelli più spettinati del solito.
E mi spieghi, anche, perché prima c’ero io sdraiato accanto a te?
Le abbiamo disfatte insieme quelle lenzuola, che parzialmente cercano di coprire la tua figura nuda.
Ma tu spiegami come questo sia potuto accadere!
Io e te... abbiamo...
Dannazione.
Ma come è cominciato?
Ah sì, con un litigio. La missione non era stata portata a termine completamente, ed eravamo tutti piuttosto delusi. Ma tu l’avevi presa peggio di noi, arrabbiandoti. Va beh, sei un tipo che si infiamma subito, non è una novità.
Ricordo come Hinata avesse provato a rabbonirti, e di solito ci riesce, ma questa volta aveva dovuto arrendersi anche lei.
Eri andato via sbattendo la porta... ma perché ti avevo seguito? Forse perché Hinata mi aveva pregato di provare a parlarti.
Se lo vuoi proprio sapere, avevo accettato con riluttanza.
Così, mi ero mosso lentamente, seguendo i tuoi passi, fino ad arrivare nella tua camera.
Dove siamo adesso.
Ed io sono seduto su quella sedia della scrivania, ad osservarti, mentre cerco di capire. Da fuori, la voce di Hinata mi raggiunge, sta canticchiando qualcosa, poi si allontana. E siamo di nuovo solo io e te.
Ricordo che eri strano, mentre ti dicevo di darti una calmata e di non prenderla troppo a male per la missione. In fondo, erano cose che potevano succedere, ma non credere: il fallimento parziale aveva dato fastidio anche a me.
Ma… doveva esserci dell’altro, per il quale eri teso. Qualcosa che non riuscivo ad afferrare, e nemmeno ci provavo più di tanto. Anche io ero nervoso, ed è stato per questo che ti ho rimproverato.
Aspetta… cos’è che ti ho detto?
Ah!
 
“Vedi un po’ di crescere, Kiba! Ormai non sei più un bambino, ma un ninja. Smettila di recriminare per ogni missione andata storta.”
 
Mi hai guardato con ira, prima di raggiungermi in rapidi passi.
In quel momento, ho pensato che stessi per darmi un pugno, invece, mi hai dato dell’idiota... prima di baciarmi.
Ecco.
Ed io sono rimasto immobile, senza dire una parola.
Un atteggiamento che puoi aspettarti, da uno poco loquace come me, ma non sono rimasto zitto per pura indifferenza, questa volta.
Sono solo stato colto di sorpresa.
Dal tuo irruente modo di fare mi sarei aspettato di tutto. Questo no.
Ma qualcos’altro è riuscito a sorprendermi di più.
Me stesso.
Perché, dopo che siamo rimasti a fissarci in silenzio, io non ho rifiutato il tuo secondo bacio? Perché non ti ho allontanato, quando ho sentito premere le tue labbra contro le mie? Perché le ho schiuse, lasciando che la tua lingua accarezzasse la mia?
E poi... quel calore forte... non capivo se partisse da te, e lo trasmettevi a me, oppure partisse proprio da me.
Da dentro di me.
Ma non me lo sono chiesto più di tanto, sentivo solo le tue mani che cercavano di liberarmi dall’impermeabile. E le mie... toglievano la tua giacca.
Si muovevano da sole! Non le stavo controllando io!
Credo...
Armeggiavano con la tua maglietta a rete, fino a sollevarla quel tanto che bastava per poter insinuarsi sotto di essa. Ed ho toccato la tua pelle. Ho sentito come una scarica partire dalle dita e diramarsi in tutto il corpo.
Hai per caso imparato una nuova tecnica? Seppur fosse stato, sappi che era piacevole.
E non avevo mai pensato che tu potessi avere una schiena così... bella. L’ho sentita tendersi al mio tocco, una reazione che mi è piaciuta. E quando il tuo respiro si è arrochito, appesantito, velocizzato... beh, mi è piaciuto ancora di più.
In quel momento, ho apprezzato il tuo essere selvatico, l’ansimare roco come un animale ingabbiato, la forza della tua stretta.
Ed ogni bacio sul tuo corpo accentuava ognuna di queste reazioni, per questo avevo lasciato che la mia bocca vagasse dal collo fino al torace, in esplorazione su di te, a sensibilizzare ogni centimetro della tua pelle. Ti sentivo vibrare di più, se toccavo certi punti.
Li ho memorizzati.
Non domandarmi perché l’abbia fatto, la risposta potrebbe turbarmi, so solo che non li dimenticherò.
Come non dimenticherò quello che hai detto, quando ero sopra di te.
Quando ero dentro di te.
 
“Toglili.”
 
Ed io non capivo a cosa ti stessi riferendo.
 
“Gli occhiali... toglili.”
 
Lo sai che nessuno ha mai visto i miei occhi: prerogativa del Clan Aburame, quella di tenerli celati dietro lenti scure. Eppure, non ti ho fermato quando hai cominciato lentamente a sfilare gli occhiali dalla loro locazione. Forse perché, in quel momento, non mi importava nulla di mantenere quel gradino di superiorità verso di te.
Però... non so dirti perché io abbia chiuso gli occhi. Deve essere stato un gesto istintivo, come di vergogna. Paradossalmente: solo allora mi sono sentito davvero nudo.
Poi, le tue mani sono affondate nei miei capelli, attirando di più il mio viso verso di te.
 
“Lasciami vedere... il mondo nei tuoi occhi...”
 
Hai detto, ansimante e sensuale, prima di baciarmi un’ennesima, desiderosa volta. Ed io, per un’ennesima e desiderosa volta, ho ricambiato la bramosia delle tue labbra.
 
“Hai per caso paura di me?”
 
E quelle parole beffarde hanno sortito il loro effetto. Credo che tu l’abbia fatto apposta: lo sai che non mi piace perdere, soprattutto contro di te.
Così ti ho accontentato.
Ed ho lasciato che tu li vedessi.
Sei stato il primo.
E l’ultimo.
Hai sorriso, devi averlo capito anche tu.
 
“Sono pronto a partire...”
 
Partire.
L’hai preso come un viaggio. Chissà, forse lo è stato davvero. Un viaggio in cui ti sei totalmente affidato a me. Il mio corpo si muoveva sul tuo, mostrandogli la strada da percorrere. E lui l’ha seguita, rispondendo alle sue indicazioni. Era come se comunicassero tra loro, in una lingua senza suono, e più la meta diveniva nitida, in lontananza, più le loro parole divenivano veloci, concitate.
Non ho chiuso gli occhi, nemmeno per un istante, e neanche tu. Ma ti ho sentito vagare in essi, con lo sguardo, e dentro di me.
E l’arrivo è stato dolce, non credi? Ho sentito il tuo corpo rilassarsi, insieme al mio. Tesi come due corde fino all’ultimo e poi... abbandonati l’uno contro l’altro. In riposo.
Devo averti stancato, visto che sei crollato dopo che mi sono sdraiato accanto a te, ma non credere che mi sia sfuggita quella fugace espressione di disappunto, che ha attraversato il tuo viso, appena ho interrotto la nostra unione.
Vuoi che lo ammetta?
È dispiaciuto anche a me.
Ed ora...
Eccomi.
Tu riposi, io ti osservo.
E non so cosa pensare.
Come devo interpretare tutto questo? Perché ho come l’impressione che non stavamo aspettando altro? Adesso, dopo che ogni cosa è successa e ci ripenso... sembra quasi che io l’abbia sempre desiderato. E tu più di me.
Questa situazione fa ridere: può essere, il tutto, chiaro e confuso al contempo? Non saprei dare una risposta logica, eppure sento che è così.
Oh...
Ti stai svegliando.
La tua mano scivola lenta, ma decisa, tra le pieghe delle lenzuola.
Mi stai cercando?
Sì. Sembrerebbe di sì, visto che ad un tratto apri gli occhi.
Scompigliandoti i capelli, già abbondantemente spettinati, ti metti a sedere.
“Shino?”
Sei ancora così assonnato, che non hai visto che sono seduto presso la scrivania.
“Dimmi.” Forse dovevo lasciarti scrutare l’oscurità ancora per un po’, sarebbe stato divertente. Invece ti ho risposto.
“Credevo fossi andato via.” Dici individuando la mia posizione, ed abbozzando un sorriso. Stai cercando di camuffare qualcos’altro con quell’espressione beffeggiante.
Quasi quasi mi viene da pensare che ti fossi davvero preoccupato che ti avessi lasciato qui, senza dire una parola. Forse era quello che ti aspettavi da me.
“Se vuoi, sono ancora in tempo per farlo.”.
Scuoti il capo, continui a sorridere “No. Poi non sarei più in grado di fare una cosa simile...”.
Mh... ti metto in soggezione? Interessante.
“...per questo voglio sfruttare al meglio questo momento.”.
Scansi le lenzuola e ti alzi.
Sei proprio senza vergogna, non ti curi di essere completamente nudo. Animale.
Mi raggiungi lentamente, per poi sederti sulle mie gambe, e restare a fissarmi, braccia conserte.
“Sei stato veloce a rivestirti.”.
“Sono seduto qua da circa venti minuti e non avevo voglia di prendermi una bronchite.”.
“Potevi restare accanto a me.”.
“Dovevo realizzare la situazione.”.
Le tue mani mi sfilano nuovamente le lenti scure, attraverso le quali ti stavo osservando fino ad ora. Nemmeno questa volta fermo i tuoi gesti. Non mi infastidiscono.
E poi... preferisco guardarti senza. Nessun ostacolo tra i miei ed i tuoi occhi.
Le tue dita ripiegano le aste degli occhiali, con una delicatezza quasi fuori luogo in uno come te. Poi ti sporgi, per poggiarli sul tavolo alle mie spalle.
Il tuo collo sfiora le mie labbra.
Sai una cosa? Mi piace il tuo odore, Kiba.
Ha quel non so che di selvaggio, ferino, che solletica positivamente le mie narici e passa in circolo nel mio corpo, attivando quegli insani istinti che poco prima ci vedevano avvinghiati sul tuo letto.
“E cosa hai concluso?” mi domandi con un tono quasi di scherno, ma so che lo stai usando di proposito, per proteggere te stesso da quelle che potrebbero essere le mie parole.
Ma credo che tu mi stia sottovalutando.
Afferro la tua vita, attirandoti di più verso di me.
Le nostre bocche ad un respiro di distanza.
“Che anche io sono pronto a partire.”

Let me take you on a trip
Around the world and back
And you won't have to move
You just sit still
 
Now let your mind do the walking
And let my body do the talking
Let me show you the world in my eyes
 
I'll take you to the highest mountain
To the depths of the deepest sea
And we won't need a map
Believe me
 
Now let my body do the moving
And let my hands do the soothing
Let me show you the words in my eyes
 
That's all there is
Nothing more than you can feel now
That's all there is
 
Let me put you on a ship
On a long, long trip
Your lips close to my lips
 
All the islands in the ocean
All the heavens in motion
Let me show you the world in my eyes
 
That's all there is
Nothing more than you can touch now
That's all there is
 
Let me show you the world in my eyes
 

*** Fine ***

 


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